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Aggiornamenti da Haiti

Arriverà oggi sull’isola il segretario di Stato americano Hillary Clinton che avrà un incontro con il presidente Preval. Lo stesso capo di Stato oggi ha parlato con il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon che domani si recherà ad Haiti. Uno scenario devastante è quello raccontato dal padre camilliano Gianfranco Lovera, raggiunto telefonicamente ad Haiti. Così descrive i primi momenti del terremoto:

R. – Dal primo piano del mio studio ho sentito un grande sibilo, un rumore forte. I muri mi sembravano di gomma, non potevo muovermi assolutamente, perché ero sbattuto per terra. Ho detto: “Ecco, è il momento di andare dal Signore”. E’ durato non so quanto. Poi sono sceso e, arrivato al cancello, mi vedo subito una madre con un bimbo tra le braccia, con la testa spaccata in due, un bimbo di tre anni, che questa donna aveva a lungo atteso e che io avevo a lungo aiutato. Mi dice: “Padre, eccolo qui”. E poi non c’è più stato tempo di riflettere: feriti, urla, sangue, odore di sangue. Insomma, una cosa incredibile.

D. – Qual è la situazione?

R. – La situazione è una situazione terribile, una situazione di morte. La Port-au-Prince che noi conoscevamo fino ad alcuni giorni fa non esiste più. E’ crollato quasi tutto. Sono morti personaggi illustri. E’ morto il nostro vescovo, sono morti un sacco di seminaristi. Quelli del nostro istituto, per fortuna, sono tutti vivi. In questo momento le strade sono ancora disseminate di morti, che stanno raccogliendo per portarli fuori nelle fosse comuni. Sono inebetito. Siamo sconcertati. Ci sembra di vivere un incubo.

D. – Per quanto riguarda la vostra struttura, il vostro ospedale? 

R. – Noi abbiamo un ospedale e, fortunatamente, i muri sono lesionati ma hanno retto. Stiamo curando tantissimi ammalati, tantissimi feriti. Sono già venute più di 500 persone in questi due giorni e le abbiamo già dimesse. Si lavora ad un grosso ritmo insomma.

D. – E di cosa avete bisogno? 

R. – Noi abbiamo bisogno di tutto. Anzitutto, in questo momento di anestetici, di antibiotici, abbiamo bisogno di mangiare: la gente ha fame. Se il mondo sapesse cosa vuol dire avere fame!

D. – Qual è la sua speranza per questa popolazione e per questo Paese, uno tra i più poveri al mondo? 

R. – La mia speranza è che questo popolo non perda la speranza e che continui a pregare come, in fondo, fa. Ero qui in mezzo ai feriti e ai morti, ad un tappeto di feriti e di morti, e mi commuoveva sentire cantare dalla gente i loro salmi, potrei dire, al Signore. Mi sembravano i Salmi della Bibbia: “Signore perché ci hai abbandonati? Signore perché è morto mio figlio, mia figlia? Perché è crollato tutto?” Io prego solo che questo popolo non perda la speranza e che continui nonostante tutto ad avere questa forza, che dà loro solo Dio, che non è una rassegnazione, ma credo sia in fondo, una vera fede.

Madian Orizzonti

Dal 1980 ci occupiamo dell’accoglienza e dell’accompagnamento gratuito di povera gente ammalata, secondo lo spirito del Fondatore: San Camillo De Lellis.

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